Si inaugura il 10 dicembre la prima di una serie di mostre dedicate a Luciano Bartolini, a conclusione delle quali sarà edito un catalogo riepilogativo a cura di Roberto Daolio.
L’artista toscano, prematuramente scomparso nel 1994 nel pieno della maturità segnata da importanti riconoscimenti in Italia e all’estero (dalla partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1980 all’importante personale presso la Nationalgalerie di Berlino) ha sviluppato un percorso creativo di ridefinizione dello spazio pittorico sia in chiave alternativa di una poetica dei materiali sia nell’impatto significativo di una reiterazione di modelli e moduli decorativi, riletti come evocazione lieve e profonda di una spiritualità al di fuori del contingente. I segni usati e impiegati nelle sue opere risultano di una comprensibilità immediata in quanto rievocano ordini e cosmologie da Bisanzio a Cnosso fino a riflettersi nell’esperienza soggettiva di un significato
simbolico fuori dal tempo.
A volte il richiamo o la citazione assumono le connotazioni di una geografia di sentimenti e della memoria che pulsano nelle carte e nelle tele come una scrittura ininterrotta. Dove i frammenti lasciano intuire una complessità emblematica e concettuale in grado di creare le condizioni per una mobilità combinatoria infinita e illimitata.
In questa prima mostra saranno presentati lavori che vanno dal
1986 al 1990: Carte Vetrate, Emblematische Blumen e Alberi.
Biografia
Luciano Bartolini nasce a Fiesole il 23 luglio 1948.
Non frequenta una scuola d’arte ma compie per un certo periodo sistematici studi linguistici. A partire dal 1971 viaggia regolarmente in Oriente, in particolare nell’India del Nord e in Nepal. Nel 1973-74 esegue i primi lavori utilizzando prevalentemente carta da pacchi.
Nel 1974 inizia la serie dei Kleenex utilizzando carta da pacchi e Kleenex incollati in modo da formare patterns regolari. Questa serie di lavori porteranno nel 1975 alle Cartepaglie. La carta sarà il materiale privilegiato di tutta l’opera bartoliniana. L’artista rivolgerà anche i suoi interessi alla creazione di numerosi “libri d’artista”: uno di questi intitolato Sogni, ombre è particolarmente significativo perché introduce il tema dell’ombra all’interno del tema più generale del vedere e dell’essere visto. Non a caso i lavori successivi sono ispirati a un personaggio mitico come Arianna, tessitrice di ombre, regina e custode del labirinto di Creta. Nel 1980 trascorre l’estate nell’isola greca di Santorini che gli suggerirà una nuova, importante tematica: quella di “Atlantide”.
Viene invitato alla Biennale di Venezia. Nel 1982 visita il monte Athos: il simandron, il gong utilizzato dai monaci diventerà, soprattutto durante il suo soggiorno berlinese (1983) il segno in assoluto più ricorrente. Gli viene dedicata un’importante mostra personale alla Nationalgalerie di Berlino. Dal 1986 prende avvio un nuovo ciclo di opere intitolate “Kosmische Visionen”: le immagini vengono costruite intorno a un asse verticale, segno dell’albero del mondo. Questo ciclo prelude alla serie degli “Alberi” iniziata nel 1988, delle “Ascensioni” (1989) e della serie intitolata “Foresta di vetro”, opere di piccole dimensioni dove il materiale di fondo è costruito da fogli di carta vetrata. Nel 1990 inizia una nuova serie d lavori, dedicata all’orizzontalità e intitolata “Emblematische Blumen” a cui segue la serie intitolata “O sporos” (seme): la forma allungata del seme richiama la mandorla di luce tipica della tradizione cristiana ortodossa.
Nel 1992 ritorna, con il nuovo ciclo intitolato “Soffi di luce” a opere di piccole dimensioni: sono piccoli dittici dove un elemento dipinto è affiancato a un altro a collage che richiamano le “icone portatili” o da viaggio caratteristiche della tradizione bizantina. Luciano Bartolini scompare prematuramente nell’aprile del 1994.