Lo spettacolo Beresheet (“In principio”, la prima parola della Bibbia) mette in scena, giovedì 5 ottobre al Teatro Lirico Verdi e sabato 7 ottobre all'Auditorium Paganini, grazie al linguaggio essenziale del mimo, la tragedia quotidiana sperimentata in Israele dai giovani interpreti.
Il messaggio è chiaro: la diffidenza, la paura, l’aggressività distruggono l’affinità originaria tra gli uomini, impedendo di vivere positivamente le diverse identità. La guerra, infine, rende tutti perdenti. La semplice intensità dei gesti, la musica
e le poche frasi recitate da una voce fuori campo esprimono efficacemente l’alternarsi degli stati d’animo.
Ma Beresheet racconta soprattutto la scoperta dell’altro, la comunicazione e la solidarietà tra persone appartenenti a realtà diverse o in conflitto, con una splendida apertura alla speranza. La carica di entusiasmo e di fiducia trasmessa dai ragazzi è il segreto del successo di questo spettacolo, che viene integrato dalla proiezione di filmati sulla vita quotidiana dei giovani in Israele e soprattutto dal dialogo tra gli attori, la regista e il pubblico.
Alla serata di sabato 7 ottobre saranno presenti il Presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, il Sindaco di Parma Elvio Ubaldi.
La Fondazione “Beresheet LaShalom-Masks Off”
La Fondazione “Beresheet LaShalom-Masks Off” realizza progetti a sostegno del dialogo interculturale e interreligioso, di cui la compagnia teatrale è una delle realtà più attive; aiuta i giovani a prendere coscienza del loro ruolo nella società e a superare positivamente i disagi dell’adolescenza, esasperati dai traumi della guerra.
Tra le numerose iniziative ricordiamo (oltre agli spettacoli Beresheet, Anne in
the Sky, Pinocchio): “La giornata del Pane per la Pace” (preparato congiuntamente da donne israeliane e donne palestinesi); conferenze e testimonianze sulla vita in Israele e in Palestina; attività educative e formative ai due lati della barriera di sicurezza; pubblicazioni di articoli e libri sugli aspetti positivi della convivenza.
Calare la maschera…
Per non temere di dire che voglio essere amato
Per poter scegliere i miei amici senza essere
condizionato
Per poter dire di no senza timore
Per accogliere gli altri, diversi da me
Per dare tutto me stesso per un ideale
Per essere Shalem - completo con me stesso e
ottenere Shalom,
la pace con il mondo che mi circonda.
(cit. da Giù le maschere, di Angelica Edna Calò Livné, Proedi Editore, 2005)
“Oltre al messaggio molto profondo di pace c’e’ in
Beresheet il messaggio chiaro dell’accoglienza per il
diverso, dell’appartenenza a un gruppo senza annullare
gli altri, c’e un invito ad avere il coraggio di prendere
posizione anche a rischio di rimanere soli per qualche
tempo.”
Angelica Edna Calò Livne
Il Teatro dell’Arcobaleno
Il Teatro Comunitario della Galilea (Teatro dell’Arcobaleno) è nato nel settembre del 2002 dall’impegno di Angelica-Edna Calò Livné, nata a Roma da un’antica famiglia ebraica, ma residente da oltre vent’anni in Alta Galilea (Kibbutz Sasa).
Insegnante e regista in scuole multiculturali e per ragazzi emarginati, animatrice instancabile di progetti per l’educazione alla convivenza e alla pace, Angelica Calò Livné ha ricevuto, tra altri riconoscimenti, il Premio Assisi 2004 (condiviso con
un’amica palestinese, Samar Sahar).
Il Teatro dell’Arcobaleno riunisce una quarantina di giovanissimi attori (dai 14 ai 23 anni), provenienti da moshav di famiglie religiose ebraiche, kibbutzim di ebrei tradizionalisti, villaggi arabi abitati da cristiani e musulmani.
La fama della compagnia ha ormai varcato i confi ni della Galilea grazie alle numerose tournée internazionali e all’atmosfera gioiosa e coinvolgente che le accompagna.